Più che la crisi, colpa del meteo, non così freddo come dovrebbe in tutto il mondo. Così il colosso svedese del fast fashion H&M ha annunciato i motivi del calo dei profitti netti nel quarto trimestre (al 30 novembre): -2,4% a 5,36 miliardi di corone, peraltro in linea con le attese degli analisti. Ma sull'intero esercizio 2010-11 pesa come una zavorra il crollo dei profitti netti: -15,3% a 15,8 miliardi.
E' il quinto trimestre consecutivo che il retailer segna una flessione degli utili, sui quali hanno ovviamente pesato anche l'impennata dei listini del cotone di inizio 2011 e l'aumento del costo del lavoro in Asia, che ha suggerito a moltissime catene di abbigliamento un riposizionamento strategico dalla Cina ad altri Paesi limitrofi (come il Vietnam).
Il Ceo Karl-Johan Persson ha comunque assicurato che "H&M ha continuato a conquistare quote di mercato in uno dei periodi più complessi per l'industria della moda in molti Paesi", aggiungendo che "la situazione nei mercati di approvvigionamenti sta cambiando molto" (vedi scioperi spontanei in molte zone della Cina, mai visti prima, per conquistare condizioni salariali e ambientali meno svantaggiose).
Nel quarto trimestre le vendite, esclusa Iva, sono cresciute a 30,95 miliardi di corone (+4,2%), con un aumento del 13% in dicembre (+4% nei negozi aperti da più di un anno). Per l'intero esercizio, il fatturato è aumentato dell'8% in valuta locale a 110 miliardi circa (anche qui, pesanti ripercussioni dall'effetto valuta).
Il margine lordo è pari al 61,9% rispetto al 63,2% un anno prima. Motivi? Aumento dei costi, appunto, e aumento dei saldi.
Per l'anno finanziario 2010-11, infine, il board ha proposto la distribuzione di un dividendo di 9,50 corone, invariato.
La capitalizzazione di mercato è di 371 miliardi di corone.
Nell'anno fiscale sono stati aperti 266 negozi: Cina, Usa, Gran Bretagna e Germania sono i mercati dove si sta spingendo di più sull'acceleratore.