Le pappardelle e il Moet Grand Vintage 2003
Ha tagliato le pappardelle con ragù bianco di gallinella di mare, polvere di capperi e pomodori ciliegini al lime con cucchiaio e forchetta, ma pazienza. Benoit Gouez, un bel quarantenne col sorriso aperto e con il ciuffo, è lo chef de cave della Moet & Chandon: come la gran parte degli stranieri, ha scarsa dimestichezza con la pasta. Per fortuna, eccelle con le bollicine. Oggi a Milano ha presentato di persona - fatto assai raro, dicono i suoi collaboratori - l'anteprima italiana del Grand Vintage 2003 e, a seguire, le grandi annate solari del Moet: le Grand Vintage Collection 1995, 1990, 1976 e 1959.
Per me, che sono un'appassionata ma non certo un'esperta, è stata una bella esperienza: insieme con gli Champagne abbiamo degustato le sei portate preparate ad hoc dallo chef Claudio Sadler, che recentemente è stato nel quartier generale di Epernay per mettere a punto le ricette: l'entrée di ricci di mare con crema di cavolfiori, salmone marinato e aceto di lamponi è stata quella che ho preferito.
Il problema delle degustazioni è di starci attenti: con tutte le flute in parata davanti agli occhi si rischia la sbronza. Ecco perché l'ideale sarebbe l'orario della cena. Ma Benoit ci ha spiegato che è intorno alle 11,30 del mattino che le papille sono al punto giusto per gustare lo Champagne. Ci avete mai provato?


