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Qual è il look corretto per l'ufficio

Il mio post di ieri ha provocato la reazione di una collega secondo la quale "qui dentro", cioè al Sole-24 Ore, "alcune colleghe dovrebbe vestirsi anziché solo coprirsi". In effetti, le mise con pancia al vento sono sempre alla moda, camminando per la città o nell'agorà della redazione in via Monte Rosa, progettata dal maestro Renzo Piano.

Sono sempre stata contraria a un look troppo informale in redazione o, più in generale, negli uffici (per non parlare degli sportelli della banca). Ricordo che una ventina d'anni fa "richiamai" una collega più giovane a coprirsi il ventre sostenendo che non era "una commessa di Benetton". Lei, purtroppo, me lo "rinfaccia" ancora oggi...

Soprattutto le più giovani - qui come altrove - se ne infischiano delle nostre regole, quelle dei tempi di Donna Letizia, e - quando il termometro bolle, come oggi - si palesano in ciabattine di gomma, pantaloni che cascano dai fianchi, canottierine sovrapposte dove quasi mai il più corto è indossato sopra il più lungo. Semmai il contrario. In un mix-match incomprensibile per chi ha superato gli anta.

E se devono uscire all'improvviso per una conferenza stampa? Ci vanno vestite così, come se andassero in piscina o all'happy hour con gli amici. A me non piace troppo. Che sia l'età?  

Commenti

Maxigonne stile campo Rom o in pizzo bianco alla bahiana o mamacita cubana: questo è il trend horror del 2009 al Renzo Piano building. Microgonna jeans o kilt parapassera in stile manga giapponese, quello era lo stile di qualche estate fa. Notato in scrivane non lontane dalle nostre, cara Paola, e non tra le stagiste. Gli "ever green", e mi limito alla primavera-
estate: sandali da frate o birkenstock, stivali pesanti ma floppi su gambetta bianchiccia, maglie oversize slandro-stinte, tanga neri in trasparenza sotto pantaloni in lino bianco informe taglia minimo 46, camicetta sintetica scrausa color vinaccia indossata per più giorni di seguito su jeans informi no logo perchè evidentemente si vergognano(i jeans..), o, viceversa, loghi come se piovesse, tailleurini zia Pina color nocciola o mattone, calze a rete larga (aaaach), maglie a righe marinare corte su panza debordante. Come non essere d'accordo con Annalisa la fustigatrice che commentava il post precedente? Per non sembrare eccessivamente perfida, aggiungo che personalmente credo che le regole siano fatte per essere infrante, ma con un po' di sensibilità al contesto e un occhio alle proporzioni. Sono d'accordo anche con te Paola, la powerwoman non è mai andata di moda da queste parti: direi anzi che un aspetto curato e non mortificante non sia d'aiuto. Sugli uomini, una "soffiata": sappiate che le mitiche camicie del direttore Riotta non sono bianche ma avorio, che in video non spara e soprattutto non sbatte il colorito. Vecchio trucco noto ai televisivi e alle rosse pallide :-). Comunque, una rivoluzine copernicana dopo i rigatini e i rigatoni (solo estivi) d Fdb...

Vestirsi bene, curare sè, costituisce il modo di propiziarsi un altro, ha a che fare con il rapporto. Se sono vestito bene l'altro ha percezione che lo sto rispettando, che ho fatto qualcosa per piacergli, che mi interessa di lui. A quel punto sarà ben disposto a collaborare con noi, che abbiamo fatto il primo passo. Certi modi di vestire invece suonano come una imposizione, hanno un che di violento e come tale viene talora percepito. Personalmente non ho quasi mai indossato una cravatta eppure non sono mai stato accusato di sciatteria, anzi ho più volte avuto apprezzamenti. Persino a una cena black-tie col mio (ex) CEO americano nella ballromm del Drake di Chicago mi sono presentato con un gilè da sera e un ascot delicatamente scuro. La sua assistant factotum mi ha bloccato all'ingresso e mi ha ricordato il dress code. Ricordo ancora la sua faccia quando il CEO ci è venuto incontro e mi ha portato sottobraccio al suo tavolo. In confidenza mi ha detto che gli piaceva molto il mio "italian style"...

E' noto che l'abbigliamento parla, ma si presta, come altri messaggi unidirezionali, a interpretazioni differenti dei destinatari. Lo stile disinvolto e casareccio esprime agio e sensazione di libertà nelle organizzazioni in cui operano lavoratori della conoscenza. Tutto il contrario dei dress code, necessari per ritualizzare il rapporto con l'utente negli uffici pubblici, dove rafforza l'autorità di rispondere, giudicare e concedere.

Marilde

E' altresì ben noto ai più che gli americani in generale, e in particolare i CEO delle grandi aziende del Midwest, non abbiano frequentato full immersion a tema "etichetta", né sappiano cosa sia un outfit, in senso lato. Bisognerebbe quindi informare con rammarico “il gagà Luigi”, che peraltro non deve avere una vita elettrizzante alle 7.38 del mattino già on line, che il suo importante “new friend” non è un potente innamorato degli slanci creativi dei sottoposti (cliché ormai così stantio da non dover nemmeno essere considerato), e nemmeno un estemporaneo arbiter elegantiarum. Molto più probabilmente è un semplice quasi-obeso di mezza età che ha evidenti problemi di rapporto con il suo drink preferito, il Martini.

accidenti irene, ti è andato il martini di traverso?

Calma, calma, ragazzi! Ma innanzitutto che cos'è un ascot? Dizionario della moda Baldini e Castoldi anno 2004, pagina 61: trattasi di larga cravatta detta anche plastron. Alla fine del XX secolo è entrata a far parte del guardaroba femminile. E' la cravatta più elegante da accoppiare al tight. Viene annodata attorno al collo con un doppio nodo, fermato da una spilla. E' simile, ma non è la stessa cosa, al cache-col, accessorio elegante che sostituisce la cravatta in una situazione informale ed è molto più semplice da annodare. Irene conosce Luigi ed è arrabbiata con lui??

Irene non conosce Luigi, ma le piacerebbe. Rigorosamente in "gilè (?) da sera e un ascot delicatamente scuro". Magari per un aperitivo da Cova dopo l'ufficio in Montenapo. Ah no, che peccato, ci spazzano fuori dal locale al calar del sole. Ohssignur che fatica Milano :-)

Ma nel palazzo di Renzo Piano non c'è solo la prestigiosa redazione del Sole 24 Ore...se non sabglio c'è anche (anzi, c'è soprattutto) una grossa società di revisione e consulenza.
Sarebbe carino avere un parere di Paola anche sulle mise delle signore/signorine di PwC, che in teoria hanno un rigido dress code da seguire in ufficio...

arrivo con giorni di ritardo a leggere questo thread, ma come non complimentarmi con rosanna santonocito per l'icastica descrizione della fauna redazionale che la circonda? nelle mie visite da collaboratrice ho notato solo una volta una signora "locale" sulla cinquantina che mi ha fatto sollevare il sopracciglio (mise very 80's, anzi very 15 anni negli 80's), e chiedo: alle freelance però è concesso qualsiasi look, vero? io l'impressione di farla franca in ogni caso perchè tanto paola dice che sono bizzarra (o poco fashion, come una volta che non portavo la cintura ai jeans, assenza di accessorio che è in realtà la mia marca di enunciazione)...

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