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Tessile-moda, 8mila posti a rischio. Solo l'inizio?

Il monitoraggio l'ha fatto il ministero dello Sviluppo economico ed è stato ripreso dal Sole di sabato 21 agosto: sui 400mila posti di lavoro a rischio alla ripresa post ferie, quasi 8mila (per la precisione, 7.850) riguardano il sistema tessile-moda. Sono 1.500 i lavoratori coinvolti nella crisi Mariella Burani tra Milano, Reggio Emilia e Arezzo; 1.500 quelli di Ittierre (in attesa di conoscere a giorni il destino); ancora 1.500 nel distretto di Prato, uno dei più colpiti. Ma anche il Sud è pesantemente coinvolto: 1.200 addetti alla Legler di Nuoro e 1.100 nell'accordo di programma di Lecce.

Si teme che sia soltanto l'inizio, anche se dal monitoraggio ministeriale sono escluse ovviamente tutte le medie e piccole imprese, anche di dimensioni micro, che hanno chiuso o stanno per chiudere i battenti.

Uno sforzo andrebbe fatto, però. Per non disperdere l'enorme know how che fino a qualche anno fa era un vanto del made in Italy. Ma il ministero dello Sviluppo economico, come si sa, è senza ministro da mesi. E 400mila persone, con le loro famiglie, attendono di conoscere il loro futuro.

Commenti

Con la situazione generale internazionale e con le esigenze e la forza dei gruppi industriali trasnazionali o delle multinazionali, la politica (ministro o no) poco può fare se non allargare gli ammortizzatori sociali, certamente non può valorizzare il know how di nessuno ! E poi.. hai detto bene, le piccole aziende a carattere familiare che hanno chiuso e quelle che lo stanno per fare credo che complessivamente coinvolgano un numero di persone di gran lunga superiore ! ribadisco, credo che l'intervista a quel terzista toscano certo Sig. De Bortoli fatta da "il giornale" debba essere valutata come "cartina di tornasole" di quale sia la realtà .

Credo che l'unico rimedio a questa triste realta' sia riaccendere il fuoco della passione per il proprio lavoro che ormai in molti e' gia' spento,solo andare contro i problemi a testa alta e credere che siamo e saremo i migliori puo' salvarci......io lo sto gia' facendo...............!

prova a dirlo ai tuoi direttori di banca, ormai semplicissimi passacarte da 2500 euro al mese ! La passione è una bella cosa ma, quando si scontra con la realtà fatta di problemi non gestibili dal singolo (cambi,crisi,costo lavoro etc) e ancor peggio con il sistema bancario, fiscale, e con la burocrazia italiana ... Auguri !!

Le crisi ci sono sempre state,i problemi ci sono e ci saranno sempre.........credo che bisogna cominciare a focalizzarsi sulle soluzioni.........parlando delle cose che non vanno non si va da nessuna parte.......!

Il fuoco della passione oramai è stato spento dal bisogno dei grandi di far cassa.... a spese di noi piccolini... Io tento di portare avanti la mia piccola azienda aperta quasi cinquanta anni or sono da mio suocero.. Tento con le unghie e con i denti ma purtroppo se continua di questo passo tra un paio di anni dovrò chiuderla....

@marcoguidetti, concordo e confermo !
@enricomarangoni, le soluzioni devono essere pratiche e praticabili, in Italia ormai..tante parole fatti concreti pochi !
Chi ha una piccola impresa (90% del totale) deve necessariamente pensare al proprio orticello senza sperare in nulla ed in nessuno, se 6 bravo (meglio furbo) e fortunato ...forse ce la fai ... altrimenti vieni schiacciato e buttato in un nano secondo !

Capisco la tua situazione e' simile alla mia......e alla mattina quando mi alzo mi lavo la faccia,i denti e pensieri....!

@marco guidetti, ti va di raccontarci la tua storia? né breve, né lunga...
@enrico marangoni e @gigio, quindi la vostra soluzione quale sarebbe? parliamo seriamente

sono d'accordo anch'io con il lettore che ha postato il primo commento, il problema non è ne il ministero ne la passione. Il costo della produzione è alto e quindi se la nostra moda si chiama Armani, Dolce&Gabbana, Cavalli o chi vuoi tu, vai a vedere dove viene prodotto il capo che tu comperi a 2/300 euro per un jeans. Va bene così, alla fine tanto si dirà che gli imprenditori italiani (piccoli e non famosi) non avevano voglia di innovare o ricercare. Solo che la nostra innovazione e ricerca, è il campionario che viene dato al cliente e che lui spesso gira pari pari al suo fornitore a basso costo. Il mercato è quello che fa spostare gli equilibri, se un dipendente riesce a vivere dignitosamente in un paese con un reddito che è un decimo del nostro già dà un'idea della competitività, aggiungici i costi sociali che un paese civile sostiene per dare sicurezza, previdenza, sanità e quant'altro rende dignitosa la vita di noi occidentali e prova a pensare se puoi competere.

I posti di lavoro sono a rischio da anni nel nostro settore ma non per deficit di know-how ma per la differenza di costi rispetto a paesi che tutti sappiamo quali sono... ovvio che perdere posti implica generazioni di know-how difficilmente rigenerabili penso..però questo è un ambito dove chi ci resta lo fa per passione è un punto importante e qualificante bisogna cercare di trasmetterla , aggiungo poi che siamo abituati a vivere nel mercato più aperto e globalizzato che ci sia fatto anche di concorrenza scorretta si sa ma a causa di aziende committenti sopratutto che cercano l'utile maggiore nel bereve arco di tempo e forse una parte è legata alla corruzione che certi fornitori creano pur di lavorare...go-on

Le soluzioni adatte al mio caso sono:

Creare prodotti di nicchia ad alto contenuto di stile e materiali ricercati.

Lavoro con manodopera in outsourcing (ovviamente italiano) alleggerendo cosi i costi aziendali.

Sfruttare la rete internet per fare branding o vendere il prodotto.

Concentrarsi sulle grandi catene per promuovere i propri prodotti.

E' drammatico leggere i commenti dei coinvolti in questo ramo.E' inconcepibile che il nostro Paese sia lasciato in queste condizioni, non solo per "colpe" internazionali.Vedi l'interim del Ministero dell'Economia.Cosa ci aspetta andando di questo passo?

a proposito del distretto tessile di prato, vogliamo parlare della concorrenza sleale e "illegale" e dell'evasione fiscale totale di tutti quei laboratori "extracomunitari" (nonche' dello sfruttamento della manodopera anche minorenne) da cui e' stata invasa? vogliamo provare noi italiani a fare la stessa cosa in casa loro?
lo stato puo' fare molto:
- pari opportunita' di partenza a tutti, ma alle stesse regole e chi non le rispetta chiude
- vantaggi fiscali a chi produce il vero "made in italy" di qualita'
- fondi speciali di sostegno ai piccoli imprenditori e servizi per farli crescere e rimanere sul mercato (corsi di aggiornamento per es)
- un po' di sano e buono PROTEZIONISMO! come fanno i francesi
- monitoraggio dello stato di salute delle aziende medio-grandi onde evitare situazioni alla "Burani" etc e premi fiscali ai virtuosi veri
- pressing sulle grandi banche affinche' prestino razionalmente
- una politica industriale tesa a difendere le peculiarita' dell'industria italiana
- azioni volte a spingere la crescita economica generale non dopata dal credito al consumo
- politiche di difesa e stimolo all'occupazione per ricreare il circolo virtuoso dell'economia
- evitare di passare tutta l'estate a discutere di una ridicola querelle e concentrarsi a trovare una strategia per spingere la crescita economica
- sviluppare l'istruzione, l'universita'
- internet per tutti
ma noi subiamo in silenzio e a Loro di tutto cio' non importa un bel nulla...sara' arrivato il momento di far sentire la nostra voce?
o ci vogliamo estinguere in silenzio?

@pulchra, tutto giusto o quasi ma, lo puoi fare in svizzera, in germania etc dove le decisioni a livello stato/regioni vengono prese in un mese ed in due sono già attive !! in Italia come si fa a fare tutto ciò? quanti lustri o decenni ?
Per un decreto legge ci vogliono 6/8 mesi figurati per una legge... se poi tocchi gli interessi di qualcuno (ed ovviamente li tocchi e pesantemente se davvero si vogliono cambiare le cose) è FINITA !!
Questo è il vero problema !!!
RIMANGO INCOSCIENTEMENTE OTTIMISTA MA MOLTO MOLTO DISILLUSO !!

@pulchra, ci vogliamo estinguere...
@penna42, le imprese muoiono e la politica si fa i fatti suoi
@enrico marangoni, 4 cose semplici. sembra. purtroppo non lo sono... tienici al corrente!
@manu, purtroppo il costo del lavoro è l'elemento più penalizzante per le imprese italiane, ma anche di questo chi se ne occupa?
@gianmario re fraschini, stai dicendo che è un serpente che si morde la coda... lo è...

dipende dai decreti legge, visto che il governo ne fa abbondante uso e consumo, potrebbe tirarne fuori uno ad hoc per salvare un intero comparto che da' lustro all'intero Paese, o forse noi cittadini che paghiamo tutte le tasse possibili e immaginabili chiediamo troppo?

@tutti, vogliamo ricordare il penoso caso dell'etichetta made in Italy bocciata dall'Unione europea perché in contrasto con le normative comunitarie? Accorgersene prima no, eh?!?

stiamo ballando sul titanic, bisogna essere ottimisti, ma che tristezza, che panorama desolante

@paolabottelli,non sono semplici ma sono essenziali per essere competitivi e aprirsi a questo mercato globale.........bisogna sudare.....!

@enricomarangoni,
Creare prodotti di nicchia ad alto contenuto di stile e materiali ricercati.
TUTTI DI NICCHIA ! POCA SPESA TANTA RESA
SEMPRE PIU' SPESSO VENGONO DEFINITI DI NICCHIA PRODOTTI CHE DI SPECIALE NON HANNO NULLA SE NON IL FATTO CHE SE NE VENDONO POCHI ..

Lavoro con manodopera in outsourcing (ovviamente italiano) alleggerendo cosi i costi aziendali.
IDEM COME SOPRA, COSTI COSTI
Sfruttare la rete internet per fare branding o vendere il prodotto.
E' L'UNICA COSA CHE SI PUO' FARE DAVVERO SENZA GRANDISSIMI SFORZI
Concentrarsi sulle grandi catene per promuovere i propri prodotti
SEI ROVINATO !! IL GUADAGNO VA A FARSI BENEDIRE, LE PENALI TI MASSACRANO ETC.

E POI BASTA CON QUESTA STORIA DELLA NICCHIA, DI MASSA.. LA SOCIALIZZAZIONE DEL LUSSO HA PORTATO A QUESTI RISULTATI !

ormai abbiamo preso una parabola discendente ,una china che sarà molto difficile risalire ,con questa classe politica poi .....this is the end my friends

Ma guardate...intanto vi dico come la mia azienda procede ora anche in questa enorme crisi....!!
Io ho la fortuna che mio suocero quasi 50 anni or sono cominciò a vendere e riparare macchine da maglieria confezione e accessori per campionario...quì a Carpi io oramai sono 30 anni che seguo il suo operato e ovviamente lo ho modificato in base al mercato. Ho la fortuna che in Italia a fare questo tipo di lavoro siamo in pochi e quelli rimasti sono oramai in pensione ma proseguono il lavoro lo stesso proprio per passione.... Io ho 51 anni ancora sono "giovane" ma sopra ogni cosa sono in quel range di età che nessuno vuole come dipendente... o altro anche questo è un grosso problema.
Le aziende del tessile quì da noi stanno morendo ed una volta eravamo la capitale di questo settore io entro in molte fabbriche e vedo come operano, vi garantisco che quelle che fino ad ora hanno lavorato sulla qualità e con l'estro Italiano hanno proseguito senza grossi problemi.
Ora però si stà avverando quello che temevo da un pò di tempo non basta più....
Come mi ha svelato una signora che qui da noi è stata una delle prime a inventarsi la Maglieria a Carpi, ha chiuso una delle più Importanti Ditte Carpigiane... " Marco chiudo non per la voglia di chiudere ma perchè ho capito che non esiste più la cultura della maglia"

Ed è vero una volta vi erano delle Magliaie che con il punzone in mano creavano le maglie con amore e dedizione... ora ci sono i Cinesi che fanno tutto uguale e sopra ogni cosa tutto velocemente...

Io sono ancora positivo credo ancora nel mio lavoro perchè mi piace e spero proprio che ci aiuteranno... ( non con soldi ma con una legislazione ben fatta) ma sono più propenso a credere che ne salteremo fuori solo se il mercato da solo si sistemerà nei nostri politici non ho più fiducia è troppi anni che rincorrono il mercato senza riucsire ad anticiparlo credo che mio figlio farebbe meglio con uno stipendio più basso...( Ha 14 Anni )

Desolante è dire poco... in questo settore......

@gigio,capisco il tuo punto di vista e in parte posso condividerlo se non vedo vie di uscita.......e' meglio lamenatarsi e dare la colpa agli altri o muoversi a fare qualcosa..............?

concorrenza sleale, bassa qualita' per un prezzo basso, avidita' capitalistica, limiti della gestione "familiare", incapacita' di tenersi aggiornati, voglia di vivere di rendita, massiccia evasione fiscale, assenza di strategia politica...un mix letale...
soluzioni? dalla parte del cliente un acquisto consapevole ed "etico", dalla parte dell'imprenditore onesta' e trasparenza, rispetto dei lavoratori e investimento nell'innovazione (invece che nel tesoretto in un paradiso fiscale), da parte del lavoratore rispetto dei diritti ma anche dei doveri, spirito di squadra ed entusiamo, amore per il proprio lavoro, curiosita' per tutti e consapevolezza che il tempo delle vacche grasse e' passato per tutti...
e' arrivato il tempo di rallentare, della decrescita serena...per tutti, impreditori e lavoratori, clienti e venditori, politici ed elettori

@croupier sono d'accordo con te e adoro jim morrison

Non me n'intendo di economia ma tutto quello che dite mi pare sensato. Però il mio semplice buon senso mi fa dire : come la mettiamo con un governo che non governa per il paese ma per se stesso e con una maggioranza di cittadini che considera l'evasione fiscale uno sport di cui vantarsi ? Le ricette che proponete paiono belle, adeguate, indispensabili ma non mi sembrano applicabili in un paese le cui caratteristiche ho enunciato più su.

Ma guarda io ricordo quì a carpi negli anni 90 la sera e il sabato e pure la domenica c'erano camion che caricavano maglie... giravi per le ditte alle 12 di notte e li vedevi caricare per poi partire e farsi il viaggio di notte tutto rigorosamente in Nero senza bolla.... esisteva un evasione paurosa ma l'economia girava per tutti.... ma soprattutto ce ne era per tutti... ovviamente per quelli che si davano da fare......
Ora non ce ne è più per nessuno..... Quello che voglio dire è che se manca il lavoro non esiste evasione...... per mè è quello l'Importante... Il grosso sbaglio che è stato commesso è il ricercare di risolvere i problemi che esistono intorno al lavoro e dimenticarsi di proteggere quello che negli anni si è creato... ovvero il saper Lavorare in un certo modo. E lasciare... anzi incentivare gli altri a fare quello che dovremmo fare noi....

23 agosto, secondo unioncamere, dal 2002 al 2010 mancano 65.358 nomi all'appello dei titolari di imprese individuali con meno di trent'anni. Una riduzione pari al 23,5% dello stock di tutti i giovani. Gli imprenditori junior sono oggi il 6,3% del totale (otto anni fa erano l'8,1), mentre la quota dei senior è salita al 9,2% (erano l'8,5 nel 2002,il tasso di giovani imprenditori in Italia è circa il 6% contro il 9,6% degli Stati Uniti, il 16,4% della Cina, l'8,5% dell'India,su 22 paesi analizzati l'Italia risulta al 21mo posto per la possibilità di reperire risorse finanziarie da destinare ad attività di start up, un sistema bancario centrato eccessivamente sul valore delle garanzie e poco pronto a supportare una ripresa vera delle attività economiche inoltre,un pensionato su due in Italia porta a casa, infatti, meno di 1.000 euro al mese.
In sintesi: se hai 45/50 anni sei obbligato a proseguire l'attività di imprenditore per mancanza di alternative, se ne hai 20/30 sei obbligato a lasciare o a non provarci nemmeno perchè nessuno ti aiuta ! Ragazzi ...Fatti non parole !!

@tutti, purtroppo è proprio l'intero sistema a essere in crisi. penso che una politica industriale mirata a livello nazionale potrebbe essere utile. ma temo che sia troppo tardi (sempre che qualcuno ci metta davvero mano)

I primi 50 retailers della moda in Italia fanno 530milioni di fatturato i primi 5 circa 100mil. media 10 mil. ebitda 3.5% !
(dati pambianco) dividete per il numero di punti vendita ... da fame! Di fatto sono i magazzinieri dei "Signori della moda" Ohh sono i primi 50 per fatturato ... figurarsi tutti gli altri .....

Il vero problema è che nessun media ci può spiegare quali siano i margini delle maison più note che il più delle volte (quasi sempre) producono nel Far East e poi ricaricano senza pudore. Perché i media non affrontano il caso così come è già successo ad esempio con la bresaola fatta con carni brasiliane oppure l'Asiago con il latte bulgaro ? Perché le case di moda sono i più grandi inserzionisti pubblicitari dei quotidiani. Vedere il caso di Camilla Baresani e Dolce & Gabbana sul ristorante Oro. Nessun giornalista può permettersi, come ha fatto Milena Gabanelli, di farci capire davvero cosa ci sia dietro ad un capo di moda. E' la stampa bellezza.

in un blog si può dire ....o no ? se poi si trova qualche giornalista in età da pre-pensionamento che si è spogliato di tutti i suoi beni (non si sa mai) che prima di terminare la carriera vuole fare chiarezza ..

@umberto e @gigio, di che cosa stiamo parlando?!? quando scriviamo dei bilanci delle aziende della moda e del lusso e parliamo dell'Abitda quello è il margine. rileviamo se è aumentato o diminuito in percentuale e qual è il suo peso sul fatturato. dunque non è che dei margini non scriviamo: non spariamo cazzate, per favore!

@utti, scusate il refuso, EBITDA, ovviamente...

@paolabottelli, il ragionamento non era improntato a ebit ed ebitda, ma a come si foemano e dove ..etc etc

@umberto, Ho trovato questo a proposito di giornalisti... di seguito uno stralcio tracciato dal consiglio naz. degli stessi:

GIORNALISMO E PUBBLICITA’
La situazione
La Commissione Culturale del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, con la collaborazione del Segretario nazionale Vittorio Roidi, del delegato dell’Esecutivo, Claudio Santini e del consigliere Sergio Miravalle, sta affrontando il tema “Giornalismo e pubblicità” per proporre al Consiglio Nazionale una bozza di decalogo in merito.
Dalle varie riunioni finora tenute è emerso un labirinto dagli infiniti “passaggi” nei quali scorrono i vari settori dell’informazione.
Il settore a più alto rischio pubblicitario risulta essere quello dei periodici femminili che frammistano “notizie” su stili, modelli, novità industriali, sì da fare apparire “interi servizi giornalistici come vere vetrine commerciali”. Copertine che presentano lo stilista come “giornalista” o “condirettore” della stessa pubblicazione, mentre l’interno del numero è dedicato tutto allo stesso stilista con i vari “prodotti” delle sue “linee”. Direttori delle testate di moda che fanno spudoratamente da testimonial nel presentare prodotti di vario tipo, dai profumi alle auto.
Il turismo si presenta, sulla stampa, non soltanto con l’informazione “culturale”, “climatica” o “ambientale” ma con la velata o, a volte chiara, esposizione dei plus, dovuti al coinvolgimento del giornalista, grazie al viaggio o all’ospitalità gratuiti.
Lo stesso si deve dire del collega che presenta un servizio turistico in televisione. Il settore dell’editoria turistica ci si dice viva sul 95% di pubblicità, risparmi e assistenze promozionali. Illustrazioni e testi gratuitamente forniti da “cartelle stampa”, viaggi e soggiorni a spese dei “fabbricanti” di prodotti, degli organizzatori o promotori. Il giornalista è non “inviato” ma “inviato speciale”.
Accanto al turismo va lo sport.
Aziende automobilistiche invitano, a meeting di presentazione di un “modello”, colleghi conosciuti come “sempre disponibili”.
E non possiamo dimenticare i giornalisti “modelli” per abiti o camicerie.
Hanno fatto da testimonial quindi dando forza, verso il pubblico lettore o spettatore, alla validità “indiscutibile” del prodotto commerciale, vantando, infine, di avere sì partecipato nel “messaggio” ma devolvendo il ricavato in beneficenza.
Purtroppo, però, oggi comunicazione, informazione, promozione (o pubblicità) sono in certi casi sovrapposte e intimamente interconnesse al limite di buon gusto e di leggi.
In realtà, attraverso questo innaturale impasto scorre il grande fiume della pubblicità occulta e dell’informazione “di servizio”, l’informazione “taroccata” oppure detta “marchetta”.
Nell’indagine testè compiuta da questa Commissione su “giornalismo oggi: informazione o manipolazione?” con interviste rivolte ai Direttori dei maggiori Media nazionali, alla domanda: “secondo lei è più grave per un giornalista censurare la notizia, bucare la notizia, esagerarla, edulcorarla o ignorarla”, Ferruccio De Bortoli ha risposto: “il giornalista che divorzia dalla notizia forse è meglio che cambi mestiere. Se un giornalista pensa di edulcorarla o di esagerarla è ancora un pessimo giornalista ma è sicuramente al servizio di qualcuno. Un buon giornalista si muove con il barometro della propria conoscenza, della propria moralità e della propria etica della funzione. Qualche volta sbaglia ma l’importante è che non sbagli per conto terzi”.
In questo caso, nel nostro caso, i terzi sono i “committenti” che trasformano il giornalista in “copywriter” e l’informazione in pubblicità o, a volte, “comunicazione”.
L’informazione economica e finanziaria, inoltre, che già gode di un codice di autoregolamentazione, del quale vedremo in particolare nelle proposte in conclusione, mostra espliciti vuoti di autocontrollo: tacere sul possibile conflitto di interessi fra l’editore e le notizie che lo riguardano pubblicate sul suo stesso giornale, può di fatto costituire una specie di commistione tra informazione e pubblicità.

OHHH SE LO DICONO LORO !! BISOGNERA' CREDERGLI !! O NO ???

Ho trovato anche questa indagine peraltro commissionata proprio dall ODG della lombardia.. non è freschissima 2008.
Come sempre non bisogna fare di tutta l'erba un fascio.. ma da l'idea !!

Una diffusa insoddisfazione verso i media, tranne alcuni modelli di eccellenza, una cattiva immagine del giornalista, una crescente necessità di informazione, diffusione dei nuovi media e di editori ed una richiesta di investimenti pubblicitari di qualità: questo è quanto chiedono gli italiani per i prossimi anni, secondo i dati raccolti dalla società di consulenza strategica AstraRicerche attraverso una triplice indagine commissionata dall'Ordine dei Giornalisti della Lombardia e presentata all'Università Statale di Milano.

Per quanto riguarda l’immagine sociale dei giornalisti: Gli italiani hanno espresso un giudizio sostanzialmente negativo dei giornalisti, giudicati bugiardi addirittura dal 68% degli intervistati , con la tendenza a “gonfiare” le notizie (59%) e al servizio di interessi specifici (52%)

@paolabottelli, ho forse sparato cazzate ??
Un docente universitario e scrittore in un recente libro ha scritto:

Con buona pace degli steccati corporativi e sindacali, che pure hanno recitato un ruolo fondamentale nel XX secolo, non è chiudendo le porte delle botteghe che si salverà il mestiere. Al contrario, è necessario spalancarle, far entrare persone e idee, cambiare l’aria, rendere quei luoghi un punto di aggregazione sociale e un riferimento per l’impegno civico. In fin dei conti non è più rilevante chi abiliti il giornalista – se sia un corso universitario, un editore o un ordine professionale – perché l’evoluzione tecnologica ormai consente all’aspirante giornalista di abilitarsi anche da solo, a dispetto di ogni possibile regolamentazione. Che egli sia poi inquadrato in modo strutturato all’interno di una redazione giornalistica, sia un libero professionista o sia un semplice cittadino prestato all’informazione attraverso il suo blog personale o all’interno di uno dei tanti nuovi serbatoi di giornalismo spontaneo e partecipativo, questo tutto sommato ha una rilevanza contenuta rispetto ai fenomeni epocali degli ultimi 20 anni !

@Umberto
credo quindi che sarai d'accordo con l'idea di introdurre etichettatura obbligatoria con indicazione anche delle percentuali di margine di guadagno all'interno della filiera/ciclo produttivo intero.
http://paolabottelli.blog.ilsole24ore.com/2010/08/falsi-ondata-di-sequestri-in-tutta-italia-da-gucci-a-hello-kitty-quando-si-metter%C3%A0-mano-alla-radice.html#comments

Racconto poi un episodio, lavorando dal 1988 nel settore moda lusso.
Una grandissima maison italiana della moda lusso, dopo diversi anni di collaborazione (le producevamo sia commercializzato sia in conto lavoro), un bel giorno ci chiamò e, dopo aver tentato di tirarci ancora di più la pelle (margini di guadagno nostri già risicati), decise di non darci più lavoro da subito.
E questo per me non è un problema, il liberismo economico è anche questo.
Il problema serio giunge però nel momento in cui questa maison si fa, ancora oggi, portavoce del made in italy, nonostante che le proncipali fasi del ciclo produttivo avvengano fuori dall'Italia.
I suoi costi sono diminuiti in modo esponenziale, i suoi margini alle stelle (i prezzi di vendita non scendono, anzi...), e ciliegina sulla torta, te la ritrovi in prima fila a rappresentare orgogliosa l'immagine pura e candida del nostro paese.
La mancanza di trasparenza genera questi obbrobri nel capitalismo, cara Paola.
E noi, con i nostri acquisti e con la fiducia cieca nella correttezza del capitalismo, alimentiamo questo ciclo a dir poco scorretto e scandaloso.
Diverso sarebbe se ci fosse una spinta forte (dalla UE?) per l'obbligatorietà delle informazioni sia su origini sia su margini nella filiera intera (distribuzione inclusa).
Ciò agevolerebbe tra l'altro il lavoro ed i controlli incrociati della Guardia di Finanza, supportati da un sistema di lettura magnetica dei codici-valori sulle etichette.

Permettetemi infine una riflessione.
Ci lamentiamo della scarsa responsabilità presente nelle scelte occupazionali dei grandi gruppi in primis, i quali pensano dapprima a ebitda ed altri valori numerici-quantitativi di bilancio.
Ma tale comportamento è frutto della diffusione della mentalità dominante dei "valori nominali e quantitativi" (PIL in primis).
Immagina, cara Paola, cosa succederebbe se si insegnasse ai giovanissimi e si implementasse la cultura della qualità e la gestione per "valori relativi" (HDI, GPI,...)
http://it.wikipedia.org/wiki/Indice_di_sviluppo_umano
http://it.wikipedia.org/wiki/Genuine_Progress_Indicator

In particolare, seguendo, anziché il PIL, la classifica in base all'indice di sviluppo umano HDI, nelle riunione dei G8 (ossia di coloro che decidono sorti economico-finanziario-sociale-belliche di tutti noi) non comparirebbero né USA, né Cina, né Francia, né Inghilterra, né Germania, né Italia,... ossia non comparirebbero (e avrebbero voce in capitolo pari a ZERO) coloro che sino ad oggi hanno dettato ed imposto numeri (nominali), usi, consuetudini, abitudi, comportamenti, scelte imprenditoriali ed occupazionali.
Ecco che quindi i nostri concetti di "benessere sociale" e di "futuro" vanno rivisti radicalmente e condivisi con serietà e responsabilità.
ad maiora

Salve,
debbo dire che mi capita sempre più di rado di essere d'accordo con le analisi che ormai riempiono pagine intere di giornali e di trasmissioni riguardo a cause e soluzioni alla crisi e come risolvere i problemi questo perchè troppo farcite di teorie che per chi è in trincea tutti i giorni sa bene non essere il più delle volte praticabili

Sono rimasto affascinato dalle analisi lucide chiare e puntuali senza mezzi termini estremamente pratiche del signor gigio che mi trovano concorde.

Complimenti

errata corrige:
G7 al posto di G8

Signor Umberto, ha ragione

La signora Gabanelli lo scorso anno ha avuto difficoltà enormi per trovare coperture legali alle tante cause poste contro il suo programma anche se mi risulta ne abbia perse molto poche forse nessuna

@tutti, riepilogando, dove questi post che sembrano la divina commedia, siamo in braghe di tela?

E mi fa male che ci sia qualcuno che crede ancora che 'loro' facciano qualcosa per noi, per le nostre famiglie, per il nostro futuro.
No, non c'è una scelta, una scelta politica che sia fatta pensando a cosa serve al Paese. No, solo quello che conviene di più al gruppo, al partito... Per contare di più, per avere più potere. Certo, lo fanno solo per se stessi, per il loro schifosissimo interesse personale. Farebbero qualsiasi cosa, venderebbero i colleghi, gli amici, i figli. Cambierebbero colore, nome, nazionalità, darebbero delle coltellate ai compagni di partito pur di fottergli il posto.
Non c'è più niente che assomigli all'esilio, alle lotte, alla galera.
C'è solo l'egoismo incontrollato, la smania di affermarsi, il denaro, il potere, l'avidità più schifosa!
E voi credete ancora che contino le idee? Ma quali idee...
La cosa che mi fa più male è vedere i nostri figli con la stanchezza anticipata di ciò che non troveranno.
E mi fa ancora più male sentire che la colpa è anche nostra. Sì, abbiamo lasciato in eredità forse un normale benessere, ma non abbiamo potuto lasciare quello che abbiamo dimenticato di combattere e quello che abbiamo dimenticato di sognare.
Una sconfitta definitiva?... No, non credo proprio. Se è vero che questa è la nostra realtà, guardarla in faccia non può far male a nessuno. Basta non farsi prendere dalla stupidità dello sconforto.

Bisogna assolutamente trovare il coraggio di abbandonare i nostri meschini egoismi e cercare un nuovo slancio collettivo, magari scaturito proprio dalle cose che ci fanno male, dalle insofferenza comuni, dal nostro rifiuto. Perché un uomo solo che grida il suo no, è un pazzo. Milioni di uomini che gridano lo stesso no, avrebbero la possibilità di cambiare veramente il mondo.

Giorgio Gaber

signora bottelli, altro che braghe di tela la stagione che stà per iniziare sarà da sorci verdi per il business e per la finanza mondiale.

Dovrebbe essere felice di questi post per il contenuto per la loro lunghezza ed anche per il numero degli stessi dato che riguardando gli archivi di questo blog fino a poco tempo fa non era poi cosi movimentato.

troppo lavoro o troppi che hanno idee diverse dalle sue ?

Quando si dicono certe cose ad un giornalista, il giornalista si arrabbia perché punto sul vivo.
Prima considerazione
L'Italia segue la Nigeria al 53° posto per libertà di stampa
Seconda considerazione
Chissenefrega di Edibta etc..Io stavo dicendo solo una cosa: NESSUN GIORNALISTA ITALIANO SI E' MAI PERMESSO DI INDAGARE SUI PRODOTTI MODA PER FARNE UN SERVIZIO. Come mai ? Provate a toccare "quelle isteriche" dei nostri stilisti. Toglieranno le pagine pubblicitarie sui quotidiani. Minaccia che è arrivata da D&G qualche anno fa proprio al Sole 24Ore dopo un articolo di Camilla Baresani sulla cucina indecente del ristorante Oro di Milano di proprietà di D&G. La Baresani ha dovuto rammendare con un pezzo al miele puro.
Terza considerazione
Fino a quando TUTTI QUELI STORDITI di fashion victims continueranno a vestirsi come automi solo di marchi senza capire cosa stanno comprando, non cambierà nulla.

SONO PRONTO A DARE 100 EURO A CHI MI TROVA SU UN QUOTIDIANO UNA CRITICA AD UNO STILISTA.

Nell’ambito di un’intervista al Wall Street Journal Francesco Trapani AD di Bulgari ha affermato che se tutto andrà per il verso giusto la maison dovrebbe chiudere l’anno con una crescita notevole degli utili mentre dovrebbe essere modesto l’incremento del fatturato.

Tagli, tagli ancora tagli

la cosa che fa rabbia è vedere le grandi aziende in crisi riescono quasi sempre a tirarsi fuori grazie agli aiuti di stato purtroppo nessuno parla mai dell'indotto che gira attorno a queste grossi colossi dell'economia che tutti insieme non hanno 1500/2000 dipendenti ma bensi 50000.....si avete letto bene cinquantamila...xche per loro non se ne fa nulla??

Concordo

e quando non riescono ad avere aiuti di stato le banche intervengono comunque.

Per le piccole aziende dell'indotto il fallimento invece è inevitabile spesso rimettendoci anche la casa


@tutti, ragazzi, la crisi morde e continuerà a mordere

@tutti ma se combattessimo seriamente l'evasione fiscale?

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