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Se i produttori cinesi fanno incetta di pelli d'alta gamma conciate in Italia siamo in un pasticcio

Leggo sul Sole-24 Ore di oggi l'articolo della collega Rita Fatiguso sul boom degli approvvigionamenti di pelli conciate in Italia da parte di produttori cinesi di borse. Poiché il made in Italy della concia è sempre stato all'avanguardia nel mondo per creatività e innovazione, è evidente che si sta profilando l'ennesimo pasticcio. Nel senso che le fabbriche cinesi si stanno riposizionando verso una fascia più alta di produzione, andando a scontrarsi direttamente con parte dell'industria italiana che è già da tempo in affanno. Schiacciata in basso dalla concorrenza dei prodotti di basso costo e qualità e, in alto, dalle griffe (a meno di non diventarne terzista).

Nel 2009 la Cina ha aumentato l'import di pellami conciati italiani del 49% ed è ormai il nostro principale cliente, con una quota del 20% sul totale delle nostre esportazioni. Gli addetti sono 1.400 e il giro d'affari di 3,8 miliardi di euro, mentre la pelletteria occupa 17mila persone.

Un altro problema di cui dovrebbe occuparsi una seria politica industriale. Se esistesse.

Commenti

Se le acquistano, oltre a volersi posizionare in una fascia più alta è probabile che come terzisti abbiano ricevuto ordini rilevanti dai big brands.
Questa è la famosa globalizzazione !
Anche se ci fosse il ministro e una politica industriale che si fa ?
Si chiede alle concerie di non vendere in China? con quali motivazioni?
E se le esportazioni fossero fatte per produrre le famose borse dei big non solo Italiani ?
Credo sia molto complicato !!!

mai letto Gomorra..??

chiediamo a Fabiana, amante dei prodotti brandizzati prodotti in corea, se è in grado di capire la differenza qualitativa esistente fra una borsa marchiata made in china e una borsa prodotta da un calzolaio di firenze...

Non riesco a capire dove sia il problema. E' normale che se un'attività (il confezionamento delle borse) non richiede particolari capacità o macchinari tecnologicamente avanzati verrà fatto nei Paesi a maggiore concentrazione di lavoro. Forse un Paese ad economia avanzata (come ci illudiamo di essere) dovrebbe puntare sugli investimenti e sull'innovazione e non inseguire la Cina e l'India sul costo del lavoro. Ma i nostri imprenditori, sempre molto attenti a fare i piagnoni quando perdono fette di mercato, non investono un euro che sia uno in ricerca ed innovazione. In realtà pretenderebbero di chiudere le frontiere in modo tale che noi consumatori finali, attraverso un prezzo troppo elevato, paghiamo all'infinito le loro inefficienze produttive e tecnologiche. Non penso che la Germania, primo Paese ad uscire dalla crisi dell'ultimo biennio, abbia incrementato la quota dell'export puntando su attività manifatturiere a basso contenuto tecnologico. La globalizzazione ci porta a confrontarci col resto del mondo e a comprendere meglio le nostre inefficienze, chiuderci significherebbe implodere.

Daniele, mi pare che ti sia contraddetto nelle prime tre righe: se un'attività non richiede particolari capacità o macchinari tecnologicamente avanzati, gli investimenti che portano innovazione cosa servono a fare? Non possiamo pretendere di trasformare tutti i comparti industriali che hanno fatto la stroia e la ricchezza di molte zone d' Italia in nome della globalizzazione. Comunque non fraintendermi, io non sono sostenitore di una posizione chiusa e di matrice protezionistica; penso solo che ci sia bisogno di equilibrio e di regole rispettate a livello globale. Ti sei mai chiesto da dove nasce il vantaggiio competitivo derivante dal costo del lavoro dei paesi del far east? Hai mai visitato una fabbrica cinese? Hai presente quante risorse sono assorbite in Italia dalla pressione fiscale, dalle leggi in materia di sicurezza del lavoro, dagli adempimenti regionali, provinciali, comunali ecc. La globalizzazione dovrebbe essere applicata in ogni campo non solo nella guerra dei prezzi!

@Daniele, ha ragione Piero.
Nessuno si chiude, tanto che anche in Italia i cinesi grazie a contratti di subappalto ormai confezionano qualsivoglia cosa per i big brands (Gabanelli docet) e non solo nella moda.
Ricordo che in quanto a innovazione i cinesi,i coreani i taiwanesi etc hanno tecnologie più avanzate delle ns.
Guardate la componentistica elettronica ...arriva tutta da lì !!

@bravo Gigio: basta leggere cosa c'e' scritto dietro ai gingilli della apple..."designed in California-Made in China"

Cercando di confutare le mie tesi in realtà mi pare che mi date ragione. Dietro ai gingilli della Apple c'è scritto designed in California perchè a Cupertino chiamano da 20 anni i migliori ricercatori del mondo (tanti sono italiani) li riempiono di soldi e gli permettono di sviluppare i software che ognuno di noi si porta dentro la tasca dei jeans. Poi la realizzazione di quei prodotti, essendo una cosa che richiede meno talento, può essere fatta altrove, da chiunque, quindi se posso beneficiare di un vantaggio competitivo perchè il lavoro costa meno, vado a produrre in quel posto, è normale e ognuno di noi lo farebbe. Non bisogna aspettarsi che gli imprenditori siano degli angeli, il loro lavoro è fare profitto, quindi che almeno la smettano di lamentarsi e si rimbocchino le maniche. E poi la concorrenza coi cinesi a noi italiani non la deve insegnare nessuno. Pensi che le condizioni nelle fabbrichette di Arzano (dove si produce il made in Italy) siano meglio di quelle cinesi, pensi che i miliardi di euro di evasione fiscale siano o no un grande vantaggio competitivo per le aziende italiane? Il fatto è che se continuiamo a sovvenzionare il nostro piccolo e debole capitalismo siamo destinati a scomparire. Troveremo sempre qualcuno più bravo di noi a spingere i prezzi verso il basso, a far chiudere le nostre aziende mentre noi continuiamo a piangere perchè i cattivoni cinesi ci rubano fette di mercato in tutti i settori "maturi".

A questo punto forse è inutile chiedersi come mai alcune borse "tarocche" sembrano originali....produrranno per alcuni big brand e ci sarà anche un mercato parallelo, penso...
@piero, ho una borsa Prada, originale comprata in negozio. Bene l'etichetta interna più in vista, la solita insomma, recita 'Prada made in Italy'...se vai alla ricerca del numero di serie della borsa cucito all'interno della tasca della stessa, dall'altro lato, molto in piccolo, c'è una piccola etichetta che dice 'made in Turkey' ! Bene, immagino che questa borsa sia stata fatta sia in Italia che in Turchia. Ma quanta parte sarà stata fatta in Italia?! e magari anche da subappalti cinesi?!? Chissà! Per curiosità sono andato a vedere anche le altre borse e fortunatamente niente etichetta nascosta. Ma le altre erano state comprate prima del boom Prada di questi ultimi anni! Ho un trench Burberry 'made in England' e uno 'made in Turkey'. La manodopera turca è eccellente, si sa. Almeno, in questo caso però, l'etichetta recita 'made in turkey' e non è nascosta! Tutto ciò per dire che non è tutto trasparente e che è molto facile trasferire il know how, o no?!

@tutti, mi pare che in ciascuno dei vostri commenti ci sia almeno un pizzico di ragionevolezza (se non totale). Ho visitato tante fabbriche all'estero, già 15 anni fa, ma non pensate che siano l'inferno... di sicuro sono i turni che pesano di più: si lavora molte più ore che non nelle fabbriche occidentali. quanto al resto, il costo del lavoro è di sicuro la leva su cui è sempre più necessario intervenire, da un lato, mentre dall'altro la lotta all'evasione - delle imprese e di chi non svolge lavoro dipendente - potrebbe sconvolgere non pochi equilibri nel nostro paese

@paola io ho visto di recente il laminatoio di un'acciaieria nei pressi di shangahi... gli operai camminano su zeppe di legno alte 20 cm per evitare che le barre di acciao incandescenti, che possono uscire dalle rotaie del laminatoio ad 80 km/h, non gli recidano di netto le caviglie. Nello stesso impianto lombardo dove lavoro, le rotaie del laminatoio sono ricoperte da gabbie, gli operai indossano costosi indumenti antinfortunistici... se vogliamo continuare a parlare per luoghi comuni o macro-teorie bene, altrimenti vi consiglio di calarvi nel mondo reale...


@corvo viola hai ragionissima! Purtroppo, soprattutto nel settore moda, stiamo attraversando un periodo storico in cui il driver che determina il valore di un oggetto non è la sua qualità intrinseca, bensì il nome che vi è stampato sopra.

@daniele: facciamo un gioco... regole uguali, condizioni uguali e prezzi uguali per un produttore cinese ed uno "occidentale"... vediamo chi vince?


@piero, mi riferivo all'industria tessile-abbigliamento. non ho visitato alcuna acciaieria nella mia vita professionale, ma decine di fabbrich in Marocco, Tunisia, Egitto, Portogallo, Romania, Repubblica ceca, Slovacchia, Turchia, Bulgaria, Cina e forse ne dimentico qualcuna... Da nessuna parte ho visto condizioni del tipo che tu descrivi: ma si producevano filati, tessuti, scarpe, vestiti

finalmente una buona notizia!riusciamo ancora a vendere qualcosa di vero made in italy in cina.forse questo settore tanto bistrattato dagli animalisti è uno dei pochi che ancora regge e poi in fondo le pelli conciate in italia non dovrebbero far male alla salute.evviva la old economy.

Scusa Paola, ma non doveva esserci un intervento del presidente dei buyers ?

Visto che sono stata chiamata in causa, mi sento in dovere di dire che non sono affatto "amante" dei falsi, men che meno me ne comprerei mai uno. Sono cresciuta in una boutique di calzature prodotte in Italia e di pelle qualcosa capisco. E sì, le copie che ho visto spesso sono in pelle e di qualità tutt'altro che pessima.

mi sembriamo tanti dinosauri prima delle glaciazioni che si lamentano perche' fa un po' freddino...
ormai il mondo sta cambiando, nel bene e nel male, e noi poveri piccoli davide di certo non sconfiggeremo golia, primo perche' e' inevitabile e secondo perche' non abbiamo nessuna consapevolezza della nostra forza se facciamo squadra...too late girls and boys

ciao a tutti. Eccomi..sono uno di quei (tanti) conciatori che vendono in Cina, il loro pregiato pellame finito. Quello di S.Croce sull'Arno, il top.
Non per nulla, se ben ricorderete, il primo ministro cinese, quando è venuto in Italia, ha proprio visitato due importanti concerie a S.Croce sull'Arno.
Che dire..per noi imprenditori è una fortuna. Ci pagano in advance, a prezzi regolari. Ordini continui e corposi.
Esportiamo il nostro made in Italy, la ns profonda conoscenza conciaria.
Questo ci permette di mantenere occupazione e di ammortizzare i ns investimenti.
E non crediate che le fabbriche cinesi lavorino eslusivamente per brands mondiali. Le pelli finite infatte che noi esportiamo loro, servono anche e soprattutto il mercato interno cinese, che sta diventando sempre più affamato di articoli fashion.
Signori, Gucci, Ferragamo, LV, che qui nel comprensorio acquistano tantissimo, non andranno MAI in Cina a comprare prodotti finiti nè tantomeno a farseli produrre.
Qui nel ns comprensorio non abbiamo timore di una concorrenza cinese. Semmai, un inconveniente che notiamo è il fatto che i cinesi stanno comprando, ormai da 2 anni, anche i pellami grezzi e semilavorati, in tutta Europa. E questo, purtroppo, sta causando notevoli aumenti della materia prima.
Concludendo, credo che sia giusta cavalcare questa evoluzione mondiale dei mercati. Non c'è da crocifeggere nessuno, nè tantomeno farne delle guerre.
Tiriamo fuori semmai la ns innata italianità..di tirarsi sempre fuori dai guai..rimettendoci sempre il giusto !
Ciao!

gli italiano stanno perdendo competitivita' perche hanno perso la creativita'...
intervento molto interessante enry, grazie

Non vedo tutto sto can can,comperano da noi le pelli perchè sono di alta qualità e poi le assemblano. se andiamo a vedere certi prezzi del made in italy non c'è da stupirsi,i terzisti pagati poco ma chi vende con guadagni altissimi

@enry, l'unica cosa sul quale non concordo è che i brand da te segnalati non andranno mai a comprare e produrre in China !
Già ci sono così come altri da tempo direttamente o indirettamente, e non solo in China, ma in Turchia, in Ungheria, in Tunisia, in India etc.etc. in tutti quei paesi dove trovano incentivi, costo lavoro basso, burocrazia ai minimi termini, fiscalità "accomodante" etc.
Lavorare bene, specializzarsi, è una cosa che s'impara ... e tutti questi popoli di voglia capacità e possibilità ... ne hanno tanta !

@tutti, apprendo ora che molte università asiatiche sono fra le migliori 50 del mondo !!
Le italiane .. fra il 200esimo e il 500esimo posto !!
Meditiamo gente

Ormai ce la cantiamo e la suoniamo ma

L'autrice dell'articolo termina un articolo informativo con una sua personale negatività cosa del tutto accettabile se non facesse richieste di imposizioni rivolgendosi come al solito alla politica e allo stato
Leggi,divieti,dazi non fanno altro che frustrare e limitare le attività produttive ,dovremmo ringraziare che il nostro comparto conciario che ha creato una ricchezza enorme e che ha delle potenzialità di espansione e crescita sia sul territorio nazionale che su quello ,per esempio Cinese ,sia stato preferito a quello di altri paesi ,stati uniti in testa.
Soprattutto grazie alle nostre tecnologie o a maggior ragione della nostra ARTIGIANALITA' di esperienza e di tradizione che ben potrebbe essere inserita in Oriente dove la manualità è all'inizio e che va sviluppata proprio in rapporto alla enorme forza lavoro che proviene da quei paesi.

Quoto Enry!


Il problema del made in italy non sta nel fatto che vendiamo pelle all'estero, ma nel fatto che le industrie italiane sono impantanate, rallentate, non riescono a farsi pubblicità e a raggiungere i clienti... insomma solo Big brands!

Nel mondo è tutto un esplodere di piccoli marchi, produzioni ad hoc e in Italia ci sono molte realtà come queste che realizzano eccellenza o la saprebbero realizzare, ma noi cosa facciamo? Corriamo dietro a D&G GUCCI PRADA DIESEL etc etc!

Per me sono come Nike o Nestlè, global company con head office in Italia.


Propongo un post alla settimana di una realtà "artigianale/ eccellenza/real made in italy" che funzioni, così ci torna un po' di buon umore almeno!


Qualche nome lo posso suggerire!

@tutti, guardate, ho fatto una risposta collettiva nel nuovo post. siete talmente tanti che inizia a essere difficile rispondere singolarmente ai vostri post...
@stefano, una risposta a parte: non sono negativa, non chiedo nulla allo stato, se non di essere presente anziché assente. dazi? per carità... leggi e divieti, però, sì. eccome. altrimenti saremmo in anarchia, miei cari

@pulchra come al solito dici bene...
shenzen 1 h da hong kong dei miei conoscenti hanno acquistato borse di miumiu bellissime materiali migliori di quelle originali ,(hanno visto prima ad hk ), il prezzo 40dollarucci,na risata, l'unico difetto il marchio non proprio uguale ma non si nota neppure.
tutto questo per dire o meglio ribadire che il prodotto cinese con materiali italiani è ,purtroppo ,imbattibile...

@pulchra e @croupier, state dicendo quello che dico io, allora... se i cinesi comprano dalla toscana le pelli di qualità faranno un prodotto strabello. copieranno, imiteranno, faranno contraffazione. molti acquisteranno, consapevoli o no. e dunque sceglieranno borse non italiane

@tutti, proviamo con altro idioma
sùtùm dì i stes rob ?
ma alura se fem ? sifulum ??
@paola, sceglieranno borse non Italiane...o vogliamo ucciderli ??
Una soluzione praticabile quale sarebbe ??
Dicci la tua

@paola purtroppo si' pensare di vivere di rendita del made in italy o con la fabbrichetta che tanto fa il nero non funziona piu'...estinzione naturale...avanti il prossimo, l'universo non sa nemmeno che esistiamo

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