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La Gran Bretagna difende “l’interesse nazionale” delle sue aziende. E l’Italia?

Leggo sul Sole di oggi il pezzo della collega Nicol Degli Innocenti da Londra: il ministro del Business, Vince Cable, ha annunciato che, con l’unanimità dei partiti, il Governo britannico si appresta a varare norme più restrittive per tutelare “l’interesse nazionale” delle proprie aziende da take-over ostili.

Per chi non lo sapesse, il take-over è il rastrellamento di azioni sul mercato: la “preda” può essere felice di essere acquisita oppure no. Ovviamente, la società deve essere contendibile, il che nel nostro Paese non è così frequente.

Le norme più restrittive nascono a seguito della “battaglia” nell’industria alimentare fra Kraft e Cadbury, “un precedente infelice”, lo definisce Nicol. In pratica, d’ora innanzi, le aziende straniere saranno obbligate a mantenere tutte le promesse fatte nella fase di “corteggiamento” della preda, pena multe salatissime.

Mi domando se una simile normativa non possa essere utile anche in Italia per altri settori che non sbagliamo a definire strategici come la moda. Negli ultimi anni sono passate sotto il controllo straniero – extra-Borsa – decine di imprese made in Italy: tranne in rarissime occasioni, gli azionisti esteri hanno difeso la filiera italiana e, anzi, l’hanno addirittura irrobustita. Ma qui torniamo sul “solito” discorso della difesa dell’italianità: definire almeno quali sono i settori strategici e pensare alla loro tutela e valorizzazione non sarebbe sbagliato.

Che ne pensate?

 

  • HULKY |

    Vediamo aziende giovani, start up fatte da teams talentuosi come Portraiteyewear , appena nata.
    Sono giovani che credono nel loro progetto, ci mettono tutta l’ energia e l’anima, ben determinati a vincere perchè sicuri del loro prodotto, rigorosamente Made In Italy. Ci piacerebbe che trovassero più sostegno da parte dello stato, sono il nostro investimento nel futuro. Gli altri stati europei lo fanno.. meditiamo.

  • Biba@Dorf |

    a proposito di prodotti di nicchia e di promozione della propria produzione…una piccola news made in UK

    http://www.ft.com/intl/cms/s/0/3bb72c4a-0e66-11e4-b1c4-00144feabdc0.html?siteedition=intl#axzz386GOWQZl

  • Fla |

    L’italianità purtroppo la può difendere solo il consumatore. Ricordiamoci che, da ultimo, è stata la filiera del riso italiana a protestare perchè l’UE ha eliminato completamente i dazi sul riso. Allora non abbiamo dazi sui prodotti cinesi, su quelli coreani, su quelli giapponesi, su quelli cambogiani… Non è un fatto di essere di competitivi o meno o che i nostri prodotti non innovano. Se devi ogni giorno avere a che fare con concorrenti di prezzo (perchè i paesi emergenti fanno questo) perchè il tuo paese deve sottostare al regime di “libera concorrenza di mercato” imposta dalla UE, hai voglia a competere. L’unica mossa possibile è salire di livello: cioè andare su prodotti Premium. Ma i prodotti Premium sono “di nicchia”. E non hanno ricadute importanti sull’occupazione. Ricordiamoci sempre che se io Tizio compro l’auto italiana, o il riso italiano, o la pasta italiana, o l’elettrodomestico italiano dò lavoro a Caio mio compaesano. E’ questo che i tedeschi,ad esempio, fanno. Ci vorrebbe una certa coesione nazionale su questo punto. Naturale che, a mio avviso, tutto dovrebbe partire però da scelte mirate di politica economica ed industriale del governo Italiano. Ma, siccome la politica economica ed industriale si fa difatto a Bruxelles e Francoforte, non possiamo che fare 2+2 e realizzare che la prima vera rivoluzione sarebbe la protezione del nostro tessuto produttivo. Che si può fare solo se si rigettano completamente i dettami liberoscambisti del trattato di Maastricht (cfr. Dani Rodrik su libero scambio).

  • Biba@Dusseldorf |

    @danijela
    a proposito di benchmarking, la ministra dell’istruzione dice:

    Never before have so many foreign students studied in Germany, while one in three German students goes abroad. Education Minister Johanna Wanka says Germany is more welcoming than its reputation implies: “A small country such as Germany is particularly dependent on international networking, which means both getting involved in other countries, and getting more people worldwide to develop an interest in Germany so that they will stay with us at least for some time”.

    http://www.dw.de/germany-says-willkommen-to-foreign-students/a-17790362

  • gigio |

    @MaxB, come ho scritto molto tempo fa,
    già nel 2012 nei documenti di previsione dell’allora governo riguardo alla disoccupazione i dati pur essendo come sempre “ottimistici
    visualizzavano un peggioramento fino al 2016 !!

    Sono passati 2 anni… i nuovi indicatori.. confermano e spostano ancora più avanti un eventuale inversione di tendenza…

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